200° anniversario per Filippo Palizzi


Nato in Abruzzo, a Vasto il 16 giugno 1818, Filippo Palizzi si trasferisce molto presto a Napoli, dove frequenta il Reale Istituto di Belle Arti solo per pochi mesi, perché intollerante dell'insegnamento del maestro Smargiassi. Intraprende subito gli studi dal vero, ma la sua produzione è incerta ed oscilla tra l'esitazione del rinnovamento e l'influenza accademica. Comunque, i suoi primi dipinti, che trattano soggetti romantico popolari in un tono certamente neoclassico, gli fanno guadagnare la stima e l'ammirazione del re dal quale riceve subito una commissione per alcune tele. Grazie al fratello Giuseppe e all'esperienza maturata da questi in Francia, Filippo trova nuovi impulsi dal confronto e finalmente riesce a dare una svolta decisiva per suo percorso artistico. In occasione dell'Esposizione del 1855 decide di recarsi anche lui a Parigi e di fare un viaggio in Europa per aggiornarsi sulle correnti presenti e soprattutto sulle avanguardie nascenti. In questa fase i dipinti mostrano il determinante apporto del realismo che si manifesta pienamente in una indagine luministica molto più attenta e nella resa particolareggiata e meticolosa di ogni dettaglio naturalistico. Il suo atteggiamento di fedeltà nei confronti della realtà lo porta a ritrarre con scrupoloso zelo i riflessi dell'acqua, il pelo arruffato degli animali, soggetti prediletti, fasci d'erba e gli elementi della natura che ha modo di osservare.


Questa spiccata sensibilità verista si rilevare nel bellissimo dipinto "Olanda", composizione di ampio respiro, ospitato dalla Pinacoteca Civica di Vasto. Nel periodo susseguente gli anni sessanta, sperimenta nuovi effetti di controluce nelle scene dipinte in ambienti interni, perlopiù stalle e ovili. Inoltre, rafforza molto il chiaroscuro guardando probabilmente alla pittura napoletana, influenzata a sua volta dalla scuola caravaggesca. Si cimenta anche nella pittura di storia, realizzando "Ettore Fieramosca", anch'esso ospitato dalla Pinacoteca, ed alcuni bozzetti su militari e garibaldini. Inseriamo in questa tematica anche il dipinto "Rovine del Tempio di Paestum", che testimonia ancora una volta il suo interesse per l'ambiente e le curiosità del territorio che lo circonda. Nel 1892 dona circa trecento studi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, e nel 1898, alcuni mesi prima di morire (1899), lascia un altro folto gruppo di opere alla Galleria dell'Accademia di Napoli.

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