174° anniversario per Antonino Leto


Antonino Leto è nato a Monreale il 14 giugno 1844. Grazie ad un assegno mensile del proprio Comune nel 1860 si trasferì a Palermo dove studiò pittura con il maestro Luigi Barba, autore di quadri storici. Un anno dopo Leto iniziò a frequentare lo studio del pittore paesaggista Luigi Lojacono e fu così che conobbe anche il figlio Francesco, avvicinandosi così ai dettami del verismo naturalista. Nel 1864 si recò a Napoli per continuare gli studi, dove sperimentò i modi e le tecniche di Palizzi, esponente del verismo positivistico. Ma quel che lo attrasse di più fu la pittura di Giuseppe De Nittis e la poetica innovativa dei pittori della Scuola di Resina. Sulla scia della scuola macchiaiola, il movimento sosteneva lo studio dal vero e una resa più libera del reale.

Rientrato a Palermo per motivi di salute, conobbe il Senatore Ignazio Florio, colui che gli commissionò la veduta dello stabilimento enologico a Marsala, da lui stesso fondato.

Nel 1870 vinse la medaglia d’argento alla Mostra artistica di Palermo con il dipinto "Ritorno al pascolo" e l’anno successivo quella d’oro all’Esposizione Regionale di Siracusa con il quadro "La bufera". Nel 1873, sussidiato da Ignazio Florio, soggiornò a Portici, dove eseguì studi dal vero sul paesaggio vesuviano con i pittori della Scuola di Resina. Soggiornò anche a Roma, dove strinse amicizia con Francesco Paolo Michetti e dal quale assimilò le tematiche agresti. L’anno dopo, proprio a Roma vinse il concorso per il Pensionato artistico con l’opera "La raccolta delle olive", strettamente ispirata alle rappresentazioni di Palizzi e Lojacono. A causa di una cagionevole salute, chiese e ottenne il trasferimento del pensionato artistico da Roma a Firenze, dove rimase sino al 1878. Nel capoluogo toscano approfondì la conoscenza della corrente macchiaiola e acquisì una tecnica pittorica più essenziale. Tra il 1879 e il 1880 si recò a Parigi su invito del famoso mercante Goupil, per il quale lavorava già De Nittis. Fu proprio da quest'ultimo artista che Leto acquisì i modi e i temi di derivazione impressionista, individuabili negli scenari urbani. Rientrato a Palermo a causa dell’insalubre clima parigino che lo stremò nel corpo e nello spirito, fu ospite del Senatore Florio. Questi gli commissionò anche alcune decorazioni per la villa all’Olivuzza e per quella ai Colli. Dopo una visita all'isola di Favignana , durante la quale Leto  assistette ad una mattanza di tonni, probabilmente per un dipinto che raffigurasse la pesca del tonno. Il dipinto "La mattanza a Favignana" ebbe effettivamente una lunga e travagliata gestazione, iniziato, infatti, nel 1881 fu ultimato e consegnato soltanto nel 1887. Gli anni Ottanta furono per Leto molto proficui, sia per la qualità che per la ricchezza della produzione artistica. I temi prediletti tornarono a essere quelli incentrati sulla natura ed ispirati dalla semplicità della vita condotta dalle persone che si adoperano per vivere. Nel 1882 partecipò all’Esposizione di Torino con "Bosco di Portici" e "Centodieci anni a Ischia", successivamente si recò a Capri.
L’anno dopo partecipò all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma con "I funari di Torre del Greco", dove questo dipinto riscosse un enorme successo e fu anche elogiato da D’Annunzio sul settimanale “Fanfulla della domenica”. Presente in svariate esposizioni Nazionali ed Internazionali,  a Nizza, Parigi e Londra, nel 1889 l’artista si trasferì definitivamente a Capri, sostenuto economicamente dagli acquisti di antiquari Francesi, Tedeschi e soprattutto dal famoso collezionista Krupp. All’esposizione della Promotrice Napoletana del 1890, Leto presentò "Un dettaglio della pesca del tonno in Sicilia" realizzato tra il 1881 e il 1884, di dimensioni ridotte e di impianto compositivo diverso rispetto alla successiva e più grande tela del 1887.
Negli anni capresi, lo stile di Antonino Leto è ormai pienamente definito.
Ha raggiunto un pieno equilibrio tra il preciso impianto disegnativo e la stesura del colore, mentre attenta ed emozionata rimane la ormai costante attenzione per la natura.
Gli uomini e il paesaggio dell’isola di Capri furono fonte di continua ispirazione per l’artista, tra pescatori, fanciulle e donne dalla spontanea bellezza immersi nella luce solare e impegnati in attività quotidiane popolano le sue tele.
 Nel 1910 espose alla Biennale di Venezia "Marina di Catiello" e "Dietro la piccola marina". Il 31 maggio del 1913 morì a Capri, e come la maggior parte degli artisti morì in miseria e molto lontano da qualsiasi circuito commerciale che riguardasse la pittura e l’arte in generale.

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